GQ Italy
And the Winner is...
March 2002
di Benedetta Pignatelli e Angelo Ponta
foto di Mary Ellen Mark

PER LE STATUETTE VERE BISOGNERÀ ASPETTARE IL 24 MARZO. MA GQ I VINCITORI LI HA GIÀ SCELTI.
PER RIPARARE A EVENTUALI TORTI E DIMENTICANZE DEl GIURATI Dl HOLLYWOOD, ECCO NOMI E TITOLI CHE, SECONDO NOl, HANNO SEGNATO LA STAGIONE NELLE CINQUE PRINCIPALI CATEGORIE (PIÙ UNA).

MIGLIORE ATTRICE
Detto e ripetuto: la nostra Lady Oscar è Nicole Kidman. Per Moulin Rouge, che Ia vede candidata, ma anche per il carnale fantasma di The Others e quel suo chignon da Grace Kelly. Sua principale concorrente, secondo i bookmakers di Los Angeles (ma non secondo noi), Sissy Spacek, che parte anzi con i favori del pronostico con il suo In the Bedroom. Halle Berry ha dalla sua un'ottima performance, premiata anche al festival di Berlino. Contro Halle, più che un ormai ridimensionato pregiudizio razziale, potrebbe giocare il residuo di puritanesimo della giuria degli Academy Awards, tradizionalmente piuttosto restìa a premiare il sesso spinto (e Ia scena calda di Monster's Ball è stata tagliata negli Stati Uniti). Al posto di Renée Zellweger, tra le candidate, avremmo preferito vedere la Naomi Watts di Mulholland Drive. Jennifer Connelly, infine (in buona posizione tra le "non protagoniste"), è già un premio di per sé. Per chi la vede.

MIGLIOR ATTORE
Jim Broadbent
in Iris (e in Moulin Rouge) è bravissimo, ma gioca nella categoria "non protagonisti" (e lo daremmo favorito). Invece, è dai tempi di Dustin Hoffman in Rain Man che non si vedeva un "disturbato" efficace come il Russell Crowe di A Beautiful Mind. Più di Sean Penn, penalizzato­ dalla tutt'altro che perfetta
sceneggiatura det suo lo sona Sam. I nostri favoriti, comunque, non sono in lizza, quindi possiamo premiarli senza tema di smentite: Gene Hackman (The Royal Tenenbaums) perché rappresenta quella vecchia guardia che tiene su Ia baracca anche nei momenti peggiori di Hollywood (e questo non è dei migliori), e Billy Bob Thornton per t'annata eccezio­nale: L'uomo che non c'era, Monster's Ball,

Bandits, un disco e Ia pazienza con la quale sopporta (noi lo immaginiamo così) le intemperanze della "sua" Angelina Jolie.

MIGLIOR REGISTA
Avremmo voluto, prima ancora di vedere il suo film, premiare Peter Jackson—passione personale—ma Il signore degli anelli non ci ha scaldato abbastanza il cuore. Ron Howard con A Beautiful Mind si è dimostrato abile, furbo (non guasta) e coraggioso: per un'ora il film sembra X‑Files, tanto da farti quasi irritare per le sue semptificazioni, e poi invece il gioco si scopre, e ti frega (positivamente). Merito della sceneggiatura, chiaro; ma merito del regista laver saputo tirare con equilibrio la corda fino al punto di rottura (delle scatole) e mollare al momento giusto. David Lynch (Mulholland Drive) e Baz Luhrmann (Moulin Rouge) ci hanno entrambi convinti: dalla gara agli Oscar Luhrmann  è stato curiosamente escluso, quindi potremmo essere liberi di tifare per il primo, se non indulgesse sempre un attimo di troppo nei suoi giochetti di prestigio.

MIGLIOR FILM
Se andassimo dove ci porta il cuore, voteremmo per 13 variazioni sul tema, delizioso piccolo film sulla felicità. Seguendo l'occhio finiamo invece su un gruppo di storie che sulla visione pura hanno giocato le loro carte. Alcuni (Amélie, II signore degli anelli) sono promesse mantenute a metà. Altri, come Moulin Rouge, The Royal Tenenbaums e Mulholland Drive sono invece riuscitissime acro­bazie estetiche. Film assolutamente "da guardare"—nel senso che se oltre a questo cercate anche di capirlo non ne uscite più—è proprio Mul­holland Drive. Alcune perle vanno comunque cercate tra quelli che Hollywood considera film "stranie­ri". Non solo La stanza del figlio, anzi. No Man's Land è riuscito a parlare della guerra facendoci divertire, e scusate se è poco, mentre il messicano Y tu mamá también e l'iraniano Viaggio a Kandahar ci hanno

dato lezioni di freschezza (il primo) e di sensibilità umana e potitica (il secondo).

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Memento
è uno dei film più intelligenti dell'anno, anche se alla lunga it gioco si appesantisce (ma averne). Un premio va a Owen Wilson, bravo attore e bravo sceneggiatore di The Royal Tenenbaums, coprotagonista con Ben Stiller di Zoolander, fratello di quel Luke anche lui attore in Tenenbaums (e fidanzato di Gwyneth Paltrow). Un promettente gruppo di famiglia.

MIGLIORE NON FILM
La cosa più bella che abbiamo visto nel 2001

(semiclandestinamente, alla Mostra di Venezia) è la versione per la tv di un lavoro teatrale, A Huey P. Newton Story. Diretto da Spike Lee e interpretato da un sorprendente Roger Guenveur Smith, è un tungo,
immaginario monologo dello scomparso leader delle Pantere Nere (Newton, appunto). Pressoché impossibile da doppiare, chissà se arriverà mai in Italia. Varrebbe la pena.

L.A. CONFID

236Z-035-001

SULLA SCENA SI MUOVONO
LORO, GLI ATTORI.
MA DIETRO LE QUINTE
LA TRAMA E DIVERSA.
VINCERE 0 PERDERE LA CORSA ALL'OSCAR SPOSTA DECINE DI MILIONI DI DOLLARI. E I PRODUTTORI NON BADANO A SPESE PER INFLUENZARE I MEMBRI DELL'ACADEMY. SMONTIAMO IL GIOCATTOLO.