VANITY FAIR ITALIA
VIVA IL CIRCO
Aprile 1991
Testo di DAVID VAN BIEMA
Foto di MARY ELLEN MARK


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MARY ELLEN MARK. Fotografa. Ha pubblicato su oltre quaranta riviste, da Vogue, a Life, a Rolling Stone, a Vanity Fair Usa. Attualmente sta lavorando a un libro, che uscirà in settembre negli Stati Uniti, sull'India, dove ha vissuto per lunghi periodi assieme al marito il regista Martin Bell.


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Jyotasan, una piccola star del Great Amar Circus, sulla proboscide di un elefante. In India le bambine delle famiglie piu povere vengono spesso “reclutate” nei carrozzoni del circo: qui imparano il loro numero, istruite da uomini e donne che sono nel circo da quando erano molto piccoli.

Uomini vestiti da scimpanzé. Bambine addestrate a contorcersi su se stesse fin dalla piu tenera eta. Clown nani che danzano e vivono in simbiosi con le scimmie acrobate. Domatori che piangono e si disperano ogni volta che muore uno dei loro animali. Tigri cieche e sdentate, ormai in pensione, trattate come vecchie regine. Queste sono solo alcune delle straordinarie storie che si nascondono dietro le quinte del circo indiano, diverso da tutti i circhi del mondo perche rispecchia ancora l'anima del suo popolo. Una grande fotografa americana, Mary Ellen Mark, ha percorso l'India in lungo e in largo sulle tracce di questi singolari artisti di uno spettacolo antico e difficilissimo, che viene insegnato ai bambini di paese in paese e tramandato di generazione in generazione. E ha scoperto un mondo irripetibile e unico. Che sta lentamente, e inesorabilmente, scomparendo

Testo di DAVID VAN BIEMA
Foto di MARY ELLEN MARK


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A fianco, una sollevatrice di pesi del Great Gemini Circus con la figlia. Le foto di questo servizio fanno parte di un libro sull’India che la fotografa Mary Ellen Mark sta preparando. Si intitola “Mary Ellen Mark: 25 years, A Retrospective”, e uscira negli Usa in autumno.

L’arrivo del circo di notte, la prima volta che lo vidi, da bambino, ebbe il carattere di un'apparizione. Questa specie di mongolfiera, preceduta da niente; la sera prima non c'era, la mattina era la davanti a casa mia”. Cosi il piu grande spettacolo del mondo atterro una notte di molti anni fa davanti a casa di Federico Fellini e divenne uno dei suoi amarcord piu struggenti nel segno dell'avventura, del rischio, della comicità. Acrobati, cavallerizzi, domatori, pagliacci, contorsionisti, gente che ha per casa una mongolfiera, una specie di nave volante, gente che ha nelle vene sangue di corsari. Cosi apparvero al piccolo Fellini. I clown, ha scritto piu volte il regista, sono “gli ambasciatori della mia vocazione”. L'arrivo, o forse bisognerebbe dire lo sbarco, come quando si parla degli extraterrestri, del circo a Rimini fu per il bambino Federico una profezia, un'apparizione, una prefigu­razione della sua vita. Fu “l'annunciazione fatta a Federico” dove al posto del tradizionale arcangelo c'era un'altra specie di angelo, il clown. Fu un clown a indicare a Fellini la strada, il senso della sua vita e della sua arte: lo spettacolo del mondo. Una pista di Segatura che ii regista tradusse poi nella cartapesta del cinema.

Fellini è poi diventato a sua volta un ambasciatore del circo, uno dei pochi che cerca ancora di ricostruirne le atmosfere, di indagarne ii mistero. Al circo Fellini ha dedicato scene memorabili (basterebbe citare il finale di Otto e mezzo) e un film intero, I clowns, girato vent'anni fa per la televisione. Uno dei pochi predatori di quest'arte perduta, ma non ii solo. Mary Ellen Mark, fotografa americana, ha passato quasi un anno vagabondando insieme alla gente del circo e poi ha raccontato tutto quello che ha visto in un servizio fotografico che piacerebbe a Fellini. “La gente del circo”, dice Mary Ellen Mark, “incarna una poesia e una follia che sono ancora incorrotte, oneste e pure”. I circhi visitati dalla Mark si chiamano Jumbo Circus, Great Famous Circus, Great Royal Circus e Great Golden Circus. Sono alcuni dei grandi circhi indiani che all'interno del piu grande spettacolo del mondo costituiscono uno spettacolo a parte. Come sempre è accaduto nella storia dell'India, i conquistatori sono stati alla fine conquistati, i colonizzatori colonizzati. Anche il circo, che fu portato in quella parte del mondo da un italiano che si chiamava Chirini nel 1878, si è transformato, è diventato un'altra cosa. 118 grandi circhi attualmente in attività in India parlano il linguaggio universale degli elefanti e degli acrobati, ma lo parlano con un accento indiano. L'India ha cambiato il circo di Chirini in un circo dove invece di noccioline e popcorn ci sono tè e chappatis, dove le contorsioniste sono giovanissime, bambine piu che ragazze, e si chiamano Sunita, Ratna, Pinky, Tanuja e Radma, e sono piccole come era piccola la ginnasta Nadia Comaneci quando vinceva le Olimpiadi, piccole come la Lolita di Vladimir Nabokov.


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Sopra, la scimmia Julie su un cavallo.


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Il nano Usman del Great Jumbo Circus.


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Tulsi e Basant, due nani acrobati del Great Famous Circus, so preparano al loro numero piu richiesto, mascherati da scimpanze. Nel circo indiano uomini e animali si scambiano spesso i ruoli.


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Sei cani addestrati.


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Le cinque piccole acrobate del great Royal Circus: Sunita, Ratna, Pinky, Tanuja e Radma.


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Mira, Shefali e Pushpa, tre acrobate del Great Famous Circus. Due sono vestite per la Danza del Pavone, uno dei numeri piu noti del circo indiano.

Mary Ellen Mark racconta di queste bambine, di come sono entrate nel circo, di come sono diventate contorsioniste, plastic lady. Hanno storie quasi sempre uguali, perché in India e difficile avere una storia individuale. Di solito, all'inizio, c'è una famiglia che vive poveramente nel Nord del paese. E all'inizio c'è anche un padre che un giorno viene a sapere che in quel villaggio dimenticato dal mondo passerà una scout, una ricercatrice di talenti per il circo. La scout è una donna che una volta viveva in quel villaggio e che quando sua figlia divento trapezista si uni al circo con l'incarico di prendersi cura dei bambini. Anche l'uomo della nostra storia ha una figlia, una bambina, che non ha futuro se non quello di vendere fiammiferi per le strade della città. Se non peggio. Allora le chiede se è quella la vita che vuole fare. La bambina dice di no, che è meglio il circo. Padre e figlia vanno dalla scout. La donna tasta le braccia e be gambe della bambina. Poi be chiede di chinarsi fino a toccare la punta delle scarpe, quindi la invita a fare un salto mortale. Alla fine offre quattromila rupie per quattro anni. Con quel denaro la famiglia puo vivere per un anno. Ii padre accetta.

Ii viaggio di Sunita o Ratna o Tanuja per raggiungere il circo è lungo molti giorni. Quando finalmente arriva, la bambina si accorge che 11 il cibo e diverso e che i rumori sono spaventosi, rumori di bestie che ragliano, muggiscono, gridano. Ma la donna che si prende cura di lei è come una madre e insegna alla bambina a cucinare e a cucire. Non trascura nemmeno l'educazione religiosa, be preghiere. Tutte le Sunita, be Ratna, le Tanuja vivono in un luogo appartato, sorvegliato. I responsabili del circo proteggono la loro castità per preservarIa fino al giorno in cui si sposeranno. Un guru insegna loro l'arte. E un maestro che ha insegnato a centinaia di bambini, lui stesso è entrato bambino nel circo e nel circo ha imparato tutto quello che sa. II guru dice a Sunita di piegarsi piu che puo. La bambina sen­te male. 11 maestro le dice che dovrà piegarsi molto di piu se vuole diventare una plastic lady. Un anno dopo, Sunita è la piu brava del gruppo delle piccole contorsioniste. Arriva il primo spettacolo, il battesimo del fuoco. Sunita si piega sulla schiena fino a quando la testa tocca le ginocchia e poi ancora di piü fino a quando la testa passa tra le gambe e arriva quasi all'altezza delle anche. C'e una legge che non ammette disubbidienza nel circo indiano: non si deve ridere né mostrare felicità alla fine dell'esibizione. Bisogna restare impassibili. Ma quando Sunita termina il numero e la gente applaude lei disubbidisce alla regola e ride, una risata che va da un orecchio all'altro.

Il circo indiano ê diverso da tutti gli altri circhi, come l'India ê diversa da tutti gli altri Paesi. L'America, che è una nazione conquistatrice, ama le cose dirette e i ruoli ben definiti. L'India, che ê una nazione molto conquistata, piu antica e complessa, ama le definizioni ambigue, nebbiose, i ruoli non ben delimitati che non si sa dove cominciano e dove finiscono. Questa ambiguità è a volte sensuale: in un circo del Bengali c'è un nano androgino che cammina lungo il perimetro della pista facendo ondeggiare il suo grande petto. In America o in Europa sarebbe relegato in una zona morta dello spettacolo. In India invece è una stella di prima grandezza e guadagna di conseguenza. La sua popolarità gli permette di dettare condizioni e di fare i capricci come un vero divo.

L'ambiguità puo manifestarsi in forme diverse. Nei circhi deb resto del mondo gli animali sono vestiti come se fossero uomini. In India accade il contrario. I due nani gemelli del Great Famous Circus sono acrobati, ma il lono numero piü popolare è quello in cui si vestono da scimpanzé e giocano con un terzo scimpanzé, questo vero pero. La carica di umorismo di questo sketch sfugge al pubblico occidentale perché presuppone una similarita, molto piü che darwiniana, tra uomo e scimmia. C'è un numero ancora piu sorprendente e promiscuo: uno scimpanzé porta a spasso per la pista una carrozzelba con dentro un bambino di quattro anni. Anche questo sketch ha qualcosa che ripugna la mentalità occidentale. Uno dei numeri piü famosi e caratteristici del circo indiano ê quello della Danza del Pavone, un classico come be tigri che saltano nel cerchio di fuoco o l'equilibrista che corre con la bicicletta sul filo d'acciaio. Due ragazze, anzi due bambine, vestite da pavoni, mimano uno stilizzatissimo rituale di corteggiamento. La danza deniva da una favola indü. Nessun circo occidentale ha mai trovato il numero abbastanza spettacolare da adottarlo, in India invece la sua risonanza è grande. Preoccupati di preservare l'innocenza delle bambine, i circhi indiani fanno eseguire la danza solo da femmine si ricorda ancora una delle rare volte, accadde molti anni fa, che la danza fu interpretata da un maschio e da una femmina. I due ballerini si sposarono. La carica erotica della danza è tale da far pensare a un procedimento magico.


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Arjun, domatore di scimpanze del Great Royal Circus, assieme a Mira, la sua “pupilla”. Qui gli animali sono i protagonisti: uno scimpanze, che e l’animale piu richiesto, costa mezzo milione di rupie, mentre la paga annuale di un domatore e di sessantanila rupie.

Ii circo in India ha un risvolto sessilabe che non ha nel resto del mondo. I clown, dice Fellini, sono angeli e come tutti gli angeli non hanno sesso. Nella lunga storia del circo ci fu solo una donna clown, si chiamava Miss Lulu e viene ancora ricordata, ma con un sentimento di incredulità, come si ricordano le cose che non sono mai esistite. Molti sono i numeri del circo indiano che non avrebbero fortuna in Occidente e mai l'hanno avuta. Immaginate in un'arena americana o europea questa scena. Entra in pista uno scimpanzé seguito da un prete. L'animale prende a un certo punto l'ostia che il prete gli offre e la mangia.In Occidente si griderebbe al sacrilegio, perché nella tradizione occidentale l'uomo ha un'anima, l'animale no. Per la filosofia indu invece tutte le cose viventi, umane e non umane, vengono da Dio, sono parte di Dio e a Dio ritorneranno. Non c'è gran differenza tra l'umanità e il resto. CosI è possibile assistere in un circo indiano a un numero impressionante dove un'elefantessa, solenne e piena di grazia come una danzatrice di Martha Graham, esegue un rituale in onore e lode di Ganesha, divinità che ha anche forme di elefante. La democrazia induista non si ferma solo agli uomini e non si ferma solo allo spettacolo, ma viene rispecchiata anche nella vita quotidiana del circo, nel modo in cui le bestie sono trattate, accudite, curate. Una vecchia, decrepita leonessa, ormai sdentata,semiparalizzata, cieca da un occhio e lontana anni luce ormai dai tempi in cui era una regina della pista, ha diritto alla stessa dieta e alle stesse attenzioni che sono riservate ai leoni ancora in attività. Ii suo domatore dice: “E in pensione”. In tempi cosi duri, non è una cosa comune per cani e leoni mangiare meglio dei loro domatori. La morte di uno dei suoi scimpanzé ha di recente fatto precipitare il domatore del Royal Circus in un'angoscia cosi profonda che sembrava gli fosse morto un figlio.


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Sopra, Veeru e Usman, due clown del Great Jumbo Circus, con Moti, l’avvoltoio addestrato.


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Pratap Singh, domatore di bestie feroci del Great Royal Circus, con il suo leone Tex.


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Un ippopotamo e una giovane domatrice del great Raymon Circus fotografati a Madras.


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Due acrobate del Great Bombay Circus durante uno dei loro numeri.


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Ancora il nano Usman del Great Jumbo Circus assieme a William e Albert, il cui numero e inspirato ai film western di John Wayne.


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Due piccole acrobate del great Golden Circus mentre si allenano.

C'è un altro particolare che conferma quanto nel circo indiano gli animali siano uguali agli uomini: il loro prezzo. Un elefante Costa centomila rupie, una tigre arriva alle duecentomila, e uno scimpanzé, che è la vera star del circo indiano, tocca il mezzo milione di rupie, e non è facile trovarne. Un domatore guadagna solo sessantamila rupie all'anno. Anche i nomi che si danno agli animali sono nomi impor­tanti, preziosi. C'è un trio di leoni che si chiamano Brahma, Vishnu e Shiva, sono i nomi delle tre divinità indu. Un elefante che riesce a tenersi in equilibrio su una sola zampa si chiama Anarkali, che e il nome della mitica, bellissima danzatrice di corte che fu amante del re.

Anche in India, come in tutto il mondo, il circo sembra pero sul punto di morire. Sempre maggiore è il timore che questo mondo di uomini e di animali, fatto di disciplina durissima e di Capricci divini, possa non sopravvivere fino alla prossima generazione. Ii suo killer, dicono tutti, è la televisione. La gloriosa stagione del circo indiano, il suo boom, risale ai primi anni Sessanta, quando l'India non era ancora entrata a far parte del villaggio globale, del mondo unito dalla televisione. Allora il circo poteva avere ancora la sua funzione di finestra sul mondo per i tanti villaggi tagliati fuori dal mondo.

Ma oggi anche nel piu sperduto viilaggio indiano la televisione è arrivata. Sempre piu spesso accade che la se­ra dello spettacolo gli artisti del circo si esibiscano davanti a piatee semivuote perché in concomitanza va in onda una telenovela. Gli stessi acrobati o domatori o clown, nell'intèrvallo tra un numero e l'altro, corrono nelle loro tende a seguire gli sviluppi dei serial.

Stretti nella morsa dei guadagni sempre piu scarsi e delle spese sempre piu alte, negli ultimi trent'anni quasi tre dozzine di circhi indiani hanno chiuso i battenti. Qualcuno cerca di correre ai ripari per salvare il piu grande spettacolo del mondo. Esentare in parte i circhi daile tasse non è servito a molto, la sola strada possibile sembra quella della nazionalizzazione. Ma bisogna fare presto prima che sia troppo tardi. Un'altra strada possibile

l'esempio viene dall'America e dall'Europa e quella della fusione di piu circhi. Ma Mary Ellen Mark non crede alla fusione, ai grandi mostri americani come Barnum & Bailey: grandi circhi, certo, ma che non hanno piu un cuore. <<E il circo indiano viene dal cuore>>.

David van Biema (traduzione di Antonio D'Orrico)


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Qui a fianco, Ram Prakash Singh, un istruttore di animali del Great Golden Circus, assieme al suo elefante Syama. Anche quando sono troppo vecchi per andare “in scena”, gli animali nel circo indiano hanno diritto alla stessa dieta e alle stesse attenzioni di quelli piu giovani.

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