VANITY FAIR ITALIA
WOODY E MIA
SUB TITLE
Maggio 1991


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Woody Allen (56 anni) e Mia Farrow (45) negli studi Astoria di Queens (New York) dove girano tutti loro film. Si sono conosciuti al ristorante, presentati dall’attore Michael Caine.

Che cosa ci vuole ad avere o a far crescere dei bambini?”, diceva sempre Woody Allen. “Qualsiasi imbecille è capace di farlo”. Finché nel '79 ha conosciuto Mia Farrow, che di figli ne aveva già sette. E stata lei, sostiene ora, a introdurlo “in tutto un altro mondo. E visto che abbiamo pochissimo in comune”, continua, “la cosa  non finisce mai di meravigliarci. Non smettiamo di chiecierci come sia potuto succedere che ci siamo messi insieme, e come abbiamo fatto a stare insieme, e molto bene, tutto questo tempo.

“Potrei andare avanti tutta la vita a parlare di quanto siamo diversi. A lei la città non piace, mentre io l'adoro. Ama la campagna, che io detesto. Non le piace lo sport, che invece piace a me. Preferisce mangiare in casa, e presto, mentre a me va di andare fuori, e tardi. Sceglie i ristoranti piccoli, alla buona, mentre io voglio andare nei locali di lusso. Non riesce a dormire con l'aria condizionata, mentre io posso farlo soltanto se c'è. Le piacciono i cani e gli animali domestici, che io esecro. Le piace passare ore e ore con i bambini, mentre io preferisco dedicare il tempo al lavoro. Le piacerebbe risalire in barca il Rio delle Amazzoni o scalare il Kilimangiaro, posti a cui io non voglio neanche pensare. Ha una visione ottimistica e positiva della vita, quanto la mia è pessimistica e negativa. Di New York le piace il west Side, mentre io preferisco l'East Side. Ormai ha allevato senza il minimo trauma nove bambini pur non avendo mai posseduto un termometro. Mentre io mi misuro tutti i giorni la temperatura ogni due ore”.

Woody si meraviglia sempre della capacità che ha Mia di fare benissimo cose pratiche come guidare un trattore o imbiancare la casa, mentre lui non è capace di fare il piu piccolo lavoretto pratico (quando negli anni '50 scriveva brevi sceneggiati per la televisione, ogni tre o quattro mesi invitava a pranzo un certo scrittore soltanto perché non era capace di cambiare il nastro della macchina per scrivere, mentre lui sapeva farlo).

“Secondo me”, continua, “a farci mettere assieme e sta­to unicamente il fatto che ci siamo incontrati piuttosto tardi, e che abbiamo entrambi una vita personale chiaramente configurata”. Quando si sono conosciuti, lui aveva 45 anni e godeva di un buon successo sul piano commerciale come su quello critico. Ii suo film del '77, Io e Annie, aveva ottenuto la nomination all'Oscar per il migliore regista, il miglior attore protagonista e la migliore sceneggiatura, triplo risultato a cui in pre­cedenza era arrivato soltanto un genio del cinema, Orson Welles, con Quarto potere. Woody ne vinse due, perô non ebbe l'Oscar come migliore attore. Lei di anni ne aveva 34, era divorziata da uno e lavorava a Broadway in Romantic Comedy (durante il matrimonio con Frank Sinatra e quello con il compositore e direttore d'orchestra André Previn era stata esortata a non lavorare). Una sera capito a vedere lo spettacolo Michael Caine con la moglie, dopo di che andarono tutti e tre insieme a cena all'Elaine's. C'era anche Woody, al suo solito tavolo. Fermatosi per salutarlo, Caine gliela presento.

In realtà Mia lo aveva già conosciuto di sfuggita diversi anni prima, e avevano anche avuto uno scambio di lettere, lei per dirgli che le era piaciuto Manhattan e lui per ringraziarla cortesemente. Nei panni di attore comico, come lui era nei primi anni '60, non lo aveva mai visto, pe­ro lo conosceva come regista, essendo andata a vedere anche Io e Annie. Poi nel '79 aveva notato una sua foto su una rivista. Portava un golf trasandato e reggeva su una spalla un'ombrello aperto. Trovata interessante la foto, aveva letto il profilo del personaggio che compariva nell'interno, arrivando alla conclusione che si trattava di ”un tipo fantastico”. Quindi, strappata la copertina, l'aveva ficcata nel Random House Dictionary. (La ritrovo circa sette anni dopo ‑ quando ormai stava con lui da quasi quattro anni ‑ e la fece incorniciare. ((Non ho l'abitudine di conservare foto del genere, ma in quel momento mi sentivo un po'sola, e lui aveva un volto interessantissimo. E poi era un inverno lunghissimo, che non finiva mai”, spiega con una improvvisa scrollata di spalle).

Qualche settimana dopo il loro incontro all'Elaine's, Woody le mando un invito alla festa che avrebbe tenuto per Capodanno. E lei ci ando con Tony Perkins e sua moglie. Woody segue accuratamente fino ai minimi dettagli le poche grandi feste che organizza (nell'occasione, per esempio, aveva fatto fuori tutto lo stock di biglietti d'invito di Cartier). Ma è un padrone di casa quasi invisibile. GIl piace riempire con centinaia di ospiti un ambiente immenso, ma poi non ama fare salotto. Per evitare quella che definisce “fobia dell'entrata in scena”, saluta tutti quando arrivano. “Cosi”, spiega, “scarico il peso su loro”. Dopo di che scompare.

Alla festa Mia si divert! abbastanza, anche se riusci a scambiare soltanto poche parole con lui. Quindi gli mandô un biglietto di ringraziamento. Al che lui le fece telefonare dalla segretaria (“Carino, eh?”, commenta lo stesso Woody), per ringraziarla, proponendole di andare a cena insieme una volta o l'altra. Dopo di che, nella primave­ra dell' 80, di nuovo tramite la segretaria, la invito effettivamente al Lutèce. (Successivamente Mia fece un ricamo della data e dell'evento: 17 aprile 1980. Ii ricamo è tuttora appeso alla parete fuori dalla camera da letto di Woody). Seguirono altri inviti, sempre tramite la segretaria. Durante i primi mesi in cui si vedevano (non pochi), Woody non la chiamo mai di persona: preferisce non usare il telefono con nessuno, a meno che non vi sia costretto. Ma in ogni caso l'iaea di essere invitata attraverso un'intermediaria a lei non dava fastidio. Ii corteggiamento procedette con ritmi lenti. Sapevano entrambi che si stavano imbarcando in un rapporto improbabile. Figlia dell'attrice Maureen O'Sullivan e del regista John Farrow, Mia e cresciuta nella comunità teatrale internazionaie, un mondo che Woody conosceva soltanto attraverso le pubblicazioni di cinema lette durante l'adolescenza. Anni che il figlio di Martin Konigsberg, un uomo dai mule mestieri, e di sua moglie Nettie, di professione contabile, aveva vissuto a Brooklyn.


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Nonostante la profonda differenza di cultura e formazione, vogliono entrambi molto bene ai parenti dell'altro. La madre e le sorelle di lei recitano nei film di lui. Quanto a Mia: “Al padre di Woody vogliono bene tutti”, dice. “Conosce un sacco di gente. Si figuri che una sera abbiamo incontrato Kitty Hart, la re­sponsabile del New York Council of the Arts. Beh, lo conosceva persino lei, dai tempi in cui lavorava come tagliatore di gioielli”.

Per qualche anno, quando l'amicizia si fu trasformata in qualcosa di piu serio, lui Si alzava al mattino e le faceva una telefonata, dopo di che Si metteva a lavorare, mentre lei Si occupava dei bambini (che a questo punto sono diventati nove: i tre maschi che Mia ha avuto con Previn, piu i cinque che ha adottato ‑ due vietnamite, due coreani e una texana ‑ e il maschio avuto con Woody). Verso le sette di sera, poi, lui andava a prenderla per portarla a cena, all'opera, a teatro o al cinema, dopo di che la ri­portava a casa. Oppure capitava molto spesso che lei prendesse con sé questo o quel bambino per andare a passare ii week‑end da lui. E magari di quando in quando era lui che andava nella casa di campagna dei , Farrow, nel Connecticut, ma soltanto per periodi molto brevi.

“Con la natura non ho un grande rapporto”, ha scritto Woody agli inizi della carriera. In realtà, guardare il panorama che vede dal suo appartamento, che da su Central Park, e praticamente ii massimo di natura che riesce a sopportare. “La campagna non la tollera”, spiega Mia. “Quando ci viene, dopo mezz'ora ha già fatto ii giro del lago ed è pronto a tornarsene a casa. Si annoia spaventosamente. Una volta e arrivato a giurare di essersi preso una zecca. Poteva capitare soltanto a lui. Io que­sta benedetta zecca dello scandalo in realtà non l'ho mai vista. Ha sostenuto di averla scoperta soltanto dopo essere tornato a New York. Ma che cosa ne sa degli insetti? Da me, in campagna, nel periodo delle zanzare è stato visto pit di una volta andare in giro con addosso un cappello da apicultore. Se lo mette in teSta e, tutto compunto, va a fare un giretto attomb al lago. Lago che non si sognerebbe nemmeno di toccare con un dito. "Ci sono dentro delle cose vive", dice”. La ripugnanza di Woody nei confronti dell'acqua palustre fa infatti la sua comparsa in Una commedia sexy in una notte di mezza estate, quando lui e Mia (cioè, le loro controfigure) cadono in un lago.

Comunque, per quanto perseverino nella relazione piu lunga che entrambi abbiano mai avuto in vita loro, Mia e Woody vivono per lo piu ciascuno per conto proprio, formando un'unione che appare anticonvenzionale sotto tutti i profili. Non sono sposati e non vivono insieme: i loro appartamenti Si trovano uno di fronte all'altro, sui due lati di Central Park. Quando cominciarono a vedersi, avevano l'abitudine, mentre Si telefonavano, di farsi segnali attraverso le finestre sventolando un asciugamano. Beati di dirsi a vicenda nella cornetta: “Ti vedo”. L'appartamento di lei, che oltre a nove bambini e a una bambinaia ospita due gatti, un canarino, un pappagallino, diversi cincillà e un assortimento di pesci tropicali, è stato usato per le scene di Hannah e le sue sorelle in cui compare lei.

“Ma va bene cosi”, spiega Woody nel suo appartarnento della Quinta Avenue, un doppio attico arredato con mobilio rustico che gode di una visione circolare di Manhattan, piu quella di tutto Central Park. “Forse, se vivessimo insieme, o se ci fossimo incontrati in un altro periodo della nostra vita, la cosa non avrebbe funzionato. Invece cosi sembra che le cose vadano bene. E personalmente credo che a consentirci di mantenere nel nostro rapporto un livello accettabile di tensione sia proprio questo fatto di ave­re entrambi una vita indipendente. una fortuna". Poche coppie sposate, comunque, sembrano piu sposate di loro. Mia e Woody si tengono costantemente in contatto, e ci sono pochi padri che passano tanto tempo con i figii quanto lui. Li va a trovare prima che si alzino e poi durante la giornata, e infine va ad aiutare a metterli a letto. Sembrano avere entrambi cio che desiderano. E sotto diversi profili, Alice, l'ultimo film di Woody, costituisce un vero e proprio peana a Mia.

Woody fa in media un film ail'anno, impegnandosi in un'attività che per lui risulta estenuante e depri­mente. Basta un dettaglio minimo per farlo impazzire. “Non si tratta di perfezionismo”, spiega, “ma di una vera e propria ossessione. Una coazione. Senza per altro che cio sia una garanzia di bontà per il film. Tutt'altro”. Una vita cosi impegnata nel lavoro non consente molte distrazioni. In realtà, da quando ha cominciato a vedersi con Mia nella primavera dell'80, Woody ha ridotto l'attività ail'essenziale. L'affitto a lungo termine di un apposito locale di Manhattan gli consente di procedere al montaggio dei suoi film in un solo posto. Inoltre, non avendo piu nessuna voglia di viaggiare, tutte ie scene vengono girate in luoghi raggiungibili da Manhattan con l'auto. E quan­do non è al lavoro, Woody passa il tempo con Mia e con i bambini, oppure a leggere e a fare esercizio con il clarinetto. Non fa vacanze, se si eccettuano di quando in quando un paio di settimane in Europa con lei e con i bambini, di norma per scrivere qualcosa e intanto rilasciare qualche intervista in coincidenza con l'uscita di un suo film.

Alla lunga Mia Farrow sembra essersi rivelata in grado di rivestire tutti i ruoli che lui le affida. Negli undici film che Woody ha girato negli ultimi undici anni, infatti, è stata (tra le altre cose): una compassata psichiatra ii cui amore trasforma un camaleonte umano che ha paura di essere se stesso (in Zelig); una sigaraia anni '40 con una vocetta stridula e con i'ambizione di recitare Cechov (in Radio Days); la donna di un gangster, con un accento da fermare ii convoglio di una metropolitana (in Broadway Danny Rose); un etereo spirito libero che sembra la voce solista del coro celeste ma che ha un passato lungo come un'autostrada (in Una commedia sexy in una notte di mezza estate); una sognatrice dell'epoca della Grande Depressione che trova rifugio nei film, oltre a trovare l'amore in uno sconosciuto che scende dallo schermo per prendersela tra le braccia (in La rosa purpurea del Cairo); una donna capace di spezzare cuori inavertitamente (nei film Crimini e misfatti).

Mia Farrow non è tutta­ via la prima donna di Woody Allen a comparire nei suoi film. Lo hanno fatto anche Louise Lasser e Diane Keaton. Alcuni dei personaggi che Mia ha interpretato, inoltre, sono stati suggeriti da lei stessa. Infine, hanno recitato insieme in sei film, andando ad aggiungersi alla schiera delle leggendarie coppie hollywoodiane come Spencer Tracy e Katharine Hepburn, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, Paul Newman e Joanne Woodward.

“Mia è un'attrice straordinaria", dice Woody. “Ed è solida come una roccia. Sempre all'altezza della parte che le viene chiesto di recitare. Cattiva quando occorre, sexy se glielo Si domanda. Oltre che autenticamente dolce. E capace di arrivare sul set e di mettersi a sferruzzare in silenzio, finché si infila parrucca e occhiali neri, o qualsiasi altra cosa occorra per la scena, e fa la sua parte. Dopo di che ritorna a sferruzzare, circondata dai suoi orfa­nelli". Ii primo film girato da Mia con Woody è stato Una commedia sexy in una notte di mezza estate. Una cosa terribile: temeva che la parte le fosse stata assegnata soltanto perché aveva una relazione con lui. Era arrivata al punto ‑ dice ‑ da sentirsi “paralizzata dall'insicurezza”, da farsi venire un'ulcera (va pero detto che recupero la fiducia in se stessa in tempo per fare Zelig). "Penso che recitare con un uomo con cui si ha una relazione intima sia piu difficile", spiega. “E una sensazione che mi inibisce e che devo sforzarmi di vincere. E poi c'è un'altro problema. Woody è anche il regista, per cui so che mentre recitiamo insieme lui sta valutando il mio lavoro".

Problemi che tuttavia lui ai tempi non capi fino in fondo. “Si, certo”, dichiarà quando il film fu finito, “puo darsi che qualche volta io abbia la tendenza a essere brusco. Pero poi !a calmayo, anche se non capivo bene che cosa !e avesse preso. Non mi rendevo conto delle dimensioni del fatto, della sua gravità. Sapevo che avrebbe fatto !a parte in maniera splendida. Non mi ha mai neanche sfiorato l'idea che potesse deludermi”.

La terza difficoltà che Mia incontra lavorando con lui è il fatto di dover recitare senza una guida registica, di dover girare senza avere provato le scene. Cio su cui !ui conta infatti, è la spontaneita della loro recitazione, visto che i suoi film Ii va scrivendo a mano a mano che li realizza. In Hannah e le sue sorelle, per esempio, la protagonista e un personaggio che Mia non è mai riuscita a capire fino in fondo. Discutendone con lui, non è mai riuscita a decidere se fosse una persona come si deve, i! vero bastione della famiglia, o se invece avesse un lato oscuro. “Ma come avrei potuto guidarla”, replica Woody, “se io stesso certe volte pensavo che Hannah fosse una persona come si deve e certe altre invece no. Mia mi guardava di continuo per avere lumi, ma io potevo solo consigliarle di recitare la parte istintivamente, e di lasciarmi vedere come veniva, che magari poi avrei potuto cambiare qualcosa. Mi capita spesso di trovarmi in un'identica situazione di incertezza totale”.

Il suo stile, atterma, consiste piu nel correggere che nel dirigere: “Agli attori cerco di non dire assolutamente nulla, visto che sono tutti bravissimi. Se vanno magnificamente fin dall'inizio, !a cosa migliore che un regista possa fare e tenersi alla larga, consentendo alla loro vitalità di emergere. Perô, sotto sotto, senza lasciarlo intendere, qualcosa faccio. Se è necessario, cerco di guidarli verso !a migliore lettura possibile della situa­zione”. Tuttavia, superate le difficoltà iniziali del primo film, Mia Farrow è divenuta !a quintessenza stessa dell'interprete di Woody Allen. “Il suo istinto per i! risultato giusto è infallibile”, sostiene lei.


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Woody e Mia: insieme allevano nove bambini. Uno soltano, di nome Satchel, è loro figlio naturale. Cinque sono adottati; gli altri sono nati dal matrimonio di Mia con il musicista André Previn.

Woody Allen ha avuto tanto successo in vita sua che per lui l'esito dei diversi film ha meno importanza di quanta potrebbe averne per chiunque altro. Ricordando l'immensa popolarità di Manhattan o di Hannah e le sue sorelle, infatti, dice: “Un giorno ci si alza e sui giornali si legge che i! film è fantastico e che !a gente fa la coda davanti ai botteghini, cosa che non e possibile verificare se non dandosi la briga di andare a vedere di persona. Ci sono andato anch'io, agli inizi, ma dopo Il dormiglione non l'ho piu fatto. Si, si, d'accordo, la gente è li che aspetta di vedere il film, ma poi a me tocca comunque tornare a casa e fare pratica con il clarinetto”. La stessa ansia che serpeggia come un sottotesto in tutti i suoi film permea anche la sua vita.

Nell'85 lui e Mia conobbero Vladimir Horowitz e la moglie Wanda a una cena data da Kitty Hart. Wanda Horowitz e una donna di modi molto diretti. “Caro Allen”, gli disse quando furono presentati, “lei è tale e quale a come appare al cinema. Ne meglio né peggio”. E dal canto suo il maestro, come risultà presto evidente, aveva in comune molti tic con lui. “Mi piace perché è piu matto di me”, disse infatti Woody non molto tempo dopo il loro incontro. Se non lo sa lui, che ha mangiato le stesse cose ogni se­ra per tutti i sei mesi che ha passato a Parigi per fare Ciao, Pussycat! Horowitz, invece, le stesse cose le ha mangiate ogni sera per anni. Praticamente le stesse di Woody. Minestra, sogliola, patate lesse, asparagi in vinagretta, crème caramel. Eppure aveva la stessa passione di Woody Allen per i grandi ristoranti.

Horowitz è morto nell'89, all'età di 86 anni. Quando Mia e Woody appresero la notizia dalla televisione, non ne rimasero “stupiti quanto rattristati”, come spiega lui. “Dopo un attimo”, continua, “decidemmo di telefonare a Wanda. Ma poi nel locale dove eravamo fece irruzione uno dei bambini, informandoci che il gatto era saltato sul tavolo della cucina. Ci precipitammo a scacciarlo, ma proprio in quel momento stavano arrivando gli altri bambini a reclamare la cena. Ed ecco che di punto in bianco il terribile evento del decesso di un essere umano si derubrico a storia. Su di noi presero a incombere urgenti i fatti di tutti i giorni. Mia si convert! istantaneamente in una madre indaffaratissima. Scacciato il gatto, butto la pasta. "Vedi com'è la vita?", mi fece. E un'idea che mi turba profondamente quando mi fermo a pensarci, il che capita spesso, molto spesso”.

Eric Lax (traduzione di Mario Biondi)

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