Vogue ITALIA
INTERVIEW
December 2008
Photographs by Mary Ellen Mark

Mary Ellen Mark è una fotografa che difende la propria arte come u na madre protegge i propri figli dalle brutture del mondo. Forte, serena, quasi un'alchimista dell'immagine, ha ora pubblicato "Seen behind the scene: forty years of photographing on set" (Phaidon), dove ha raccolto scatti di scena e ritratti di attori e Fegisti realizzati su oltre cento set cinematografici. <<La fotografia deve rimanere pura, non va manipolata>>, nel suo studio a Soho, New York, la fotografa chiarisce senza esitare il proprio punto di vista sul lavoro del fotografo. <<Ogni scatto ferma e racconta ciô che accade>>, spiega, <<e quindi non pub essere alterato con interventi digitali>>. Di fatto, ritocchi e manipolazioni sono ormai consueti nella fotografia, come nel cinema. <<Le foto di scena, oggi>>, denuncia Mary Ellen, <>servono solo per creare poster, e non piü opere d'arte. Un tempo, a! contrario, erano il resoconto di ciè che accadeva dietro le quinte e noi fotografi eravamo liberi di salire sul set e cogliere quegli attimi storici che creano la magia di un film>>. Sostenitrice della verita dello scatto, di cio che si trasmette tra artista e soggetto, Mary Ellen ricorda con emozione il suo esordio sul set del "Satyricon" di Fellini. Un legame importante, quello con il regista riminese, che nel 1973 la richiamo in Italia per fotografare anche "Amarcord". <<Federico era un genio. Aveva immaginazione, fantasia. Con lui>>, racconta, <<ho imparato l'arte della luce>>. Tra i film italiani di cui è innamorata, un posto particolare lo occupa "Miracolo a Milano" di Vittorio De Sica (1951). <<Sono rimasta affascinata dall'atmosfera magica di

quella Milano, dalla miscela di mistero e realtà che si respira nel film, tanto che ho sempre cercato di ricrearla nei miei reportage>>. Non è Un caso, infatti, che Tim Burton la voglia sui suoi set. Sicura che non esiste hi formula magica per creare belle foto. Mary Ellen è altrettanto certa nel riconoscere quanto il cinema l'abbia influenzata nella scelta dei soggetti. <<Amo fotografare il circo, le realta

che sono ai margini del mondo, le situazioni piü ricche di umanità>>.Tra un set cinematografico e !'altro, Mary Ellen ha infatti spesso realizzato reportage per ii mondo; come quello che fece nel 1979 in India, nei quartieri della prostituzione. <<Erano gil anni precedenti all'Aids, ed era quindi meno complicato avvicinarsi a una realtà cosI difficile. Avevo comunque paura che la polizia potesse arrestarmi: il potere dei media, allora, non era ancora cosI forte da proteggermi*. E oggi? <<I problemi di questi anni sono altri: riviste soffocate dalla pubbiicità e fotografie che diventano collage di illustrazioni digitali. Insomma, le immagini vengono sempre modificate, e i paladini della fotografia‑verita, del reportage, sono rimasti davvero in pochi>>. E conclude: <<Un reportage, per essere tale, deve essere stampato, perché un lavoro vive solo quando viene visto; e poi deve avere un valore estetico, e questo è dato sia da giornali e riviste, sia dall'immagine stessa, che raccon­

ta la vita>>. Raffuela Scaglietta

In alto, do sinistra e senso ororio. Due scatti dietro Ic quinte di Mary Ellen Mark: Johnny Depp sul set di "II mistero di Sleepy Hollow" (1999); Robert Downey Jr. sul set di 'Fur. Un ritratto immaginario di Diane Arbus" (2006); dal volume 'Seen behind the scene: forty years of photographing on set"; copyright foto Mary Ellen Mark; www.phaidon.com Un ritratto della fotografa durante la nostra intervista. Un angolo del suo studio a New York. Foto Raffaela Scaglietta. II credo di fotografare è fermare la verita Una ricerca tra i set delle star e le vie del mondo.


104S-POL-101
ROBERT DOWNEY JR


230Y-146-010
JOHNNY DEEP

END